E’ possibile che Saddam Hussein resti al suo posto; e la guerra cominci come si immagina. Però bisogna riconoscere che Marco Pannella aveva capito - ancora una volta prima di tutti gli altri - che il vero sforzo politico, le estreme possibilità diplomatiche, oltre che su Saddam, si cancentravano sul dopo Saddam. Salvacondotti, esilio, impunità , magari anche soldi, purché si levi di torno. In cambio: la pace. E Protettorato dell'Onu in Iraq.
Alzi la mano chi non ci metterebbe la firma. L'Italia ha forse un ministro degli Esteri, ma non lo sa. La lungimiranza di Pannella si è tirata dietro un po' tutti. All'inizio sembrava solo una boutade irrealistica. Adesso «Iraq libero» resta l'unica sintesi possibile, oltre ai missili e alle bombe.
Disse una volta Gianluigi Melega che Pannella era “una portaerei nel lago di Nemi”. Un talento più che sprecato. Ma proprio per questo viene da pensare con scoramento alle vicissitudini occorse alla Farnesina negli ultimi due anni. Non è la prima volta che Pannella ci azzecca. La politica estera e in realtà la sua passione più compiuta. Forse perché è italiano a metà, la mamma una francese nata nella Svizzera tedesca. Inoltre ha vissuto all'estero, tra Parigi e Bruxelles, quas la metà del suo tempo. A Strasburgo è conosciutissimo. Pannella è davvero un politico europeo. Ma è anche un matto, un visionario che persegue cose difficilissime da ottenere.
Ma poi: forse che gli altri, a cominciare da Bush e da Saddam, sono sani? «Date un matto ai liberali» scriveva l'avvocato Mario Ferrara (il nonno di Giuliano). I primi 128 firmatari del suo appello (64 del centrodestra, altrettanti del centrosinistra) è come se avessero detto: date un matto agli italiani.
Pannella sarebbe un buon ministro perché sa com'è fatto il mondo. Conosce l'Est. Il suo primo sciopero della fame, nel 1968, è per la Cecoslovacchia invasa dai sovietici. A differenza di tanti anti-comunisti dell'ultima ora, Pannella ha assaggiato di persona percosse ed arresti dalle polizie dei paesi comunisti.
All'Est i radicali hanno ormai i loro martiri, Andrea Tamburi, il giornalista Antonio Russo, gente che ci ha rimesso la pelle. Durante le guerre dei Balcani Pannella si è vestito da miliziano croato. Erano anni che andava lanciando allarmi sul Kosovo. Inascoltato profeta. Da qualche tempo è impegnato sulla Cambogia, il Laos, il Vietnam. Ma Pannella conosce anche l'Africa. Non ha mai fatto finta che non esista, quel continente alla deriva. Nei primi Anni Ottanta lanciò una campagna sulla fame così travolgente che l'altro giorno l'ha riconosciuto anche Andreotti. E' addirittura possibile che certe mattane di Pannella non dispiacciano a un altro profetico visionario. C'è una foto di loro due, al termine di una marcia per i bambini che morivano di fame. Il leader radicale non sta nella pelle, Wojtyla sorride incuriosito.
E poi ci sarebbe il mondo arabo. Qui Pannella ha pochi rapporti. Vuole Israele nell'Unione Europea, sta da quella parte, senza ipocrisie né giochetti. Eppure, se non da Pannella, è sempre dal mondo radicale che sull'Islam possono arrivare idee, speranza, nuove chiavi di interpretazione. Celebrata commissario dell’Ue, ben conosciuta anche all'Onu, dopo i trionfi e le delusioni qui in Italia, tra le mille scelte che poteva fare, Emma Bonino ha deciso di trasferirsi al Cairo per studiare il mondo arabo. E' da quasi due anni che se ne sta lì: a imparare, a conoscere. Un impegno che fa onore a lei, ma anche al mondo arabo.
Poco più offre la politica, quando la forza si fa minacciosa. Uomini, donne, intuito, esperienza, coraggio. A questo, in fondo, servirebbero i ministri: a evitare bagni di sangue. Ma la gloria radicale resta sempre lontana dal potere.
Roma, 10 Febbraio 2003 |